Il Papa prega per Charlie Gard

05/07/2017

Pubblicato il 02/07/2017
Ultima modifica il 02/07/2017 alle ore 19:56

domenico agasso jr
Città del Vaticano

Accompagnarlo come desiderano i suoi genitori. Dunque, curarlo fino alla fine. È l’appello lanciato da papa Francesco per Charlie Gard, il bimbo inglese, malato incurabile, che dovrebbe essere accompagnato alla morte sulla base di distinte decisioni giudiziarie emesse da tre differenti corti inglesi, di diverso grado, e da ultimo dalla Corte europea dei Diritti dell’Uomo. Lo riporta il direttore della Sala stampa della Santa Sede, Greg Burke. 

 «Il Santo Padre», dichiara il Portavoce vaticano, «segue con affetto e commozione la vicenda del piccolo ed esprime la propria vicinanza ai suoi genitori». Per essi «prega, auspicando che non si trascuri il loro desiderio di accompagnare e curare sino alla fine il proprio bimbo».  

 Queste sono ore di attesa e di angoscia per i familiari del piccolo Charlie prima che vengano staccati i macchinari che lo tengono in vita. Chris Gard e Connie Yates - scrive il Teleghaph online - stanno trascorrendo gli ultimi giorni con il loro piccolo di 10 mesi, colpito dalla sindrome da deperimento mitocondriale, una malattia classificata come incurabile. Il bimbo, che a causa della patologia non può vedere, sentire, muoversi, piangere e neppure deglutire senza assistenza delle macchine è ricoverato al Great Ormond Street Hospital di Londra. 

 Ieri i medici hanno concesso ai genitori una breve proroga prima di dire addio al figlio. 

 Il caso di Charlie è stato al centro di una battaglia legale. I genitori hanno chiesto di sottoporre il figlio a una terapia sperimentale negli Usa ma gli specialisti dell’ospedale si sono detti certi che tale trattamento non lo avrebbe aiutato. Nella vicenda è stata chiamata anche la Corte europea dei Diritti umani, come prima avevano fatto i tribunali del Regno Unito nei vari gradi d’appello, che martedì scorso si è pronunciata in favore dei medici del Great Ormond Street Hospital. 

 «Difendere la vita umana, soprattutto quando è ferita dalla malattia, è un impegno d’amore che Dio affida ad ogni uomo», ha scritto ieri in un tweet il Pontefice in cui, senza citarla esplicitamente, ha fatto riferimento alla vicenda del piccolo Charlie. 

 

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