08/07/2015

8/07/2015
«I beni sono destinati a tutti, pesa su di essi un’ipoteca sociale»




Ecuador. L'abbraccio di una nazione al Papa

Papa Francesco incontra la società civile ecuadoriana: «In una famiglia, se uno ha una difficoltà, anche grave, anche quando “se l’è cercata”, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore è di tutti. Non dovrebbe essere così anche nella società?»

ANDREA TORNIELLI
quito

«I beni sono destinati a tutti, e per quanto uno ostenti la sua proprietà, pesa su di essi un’ipoteca sociale». A fine giornata Papa Bergoglio incontra la società civile ecuadoriana nella chiesa di San Francesco, l'edificio religioso cattolico più antico di tutta l'America Latina, soprannominato «Escorial del Nuovo Mondo» per le sue ricchezze architettoniche e artistiche. Da questa luogo, dopo aver ricevuto all'ingresso le chiavi della città di Quito che gli permette di «sentirsi di casa», Francesco rilancia uno degli insegnamenti tradizionali della dottrina sociale cristiana: la proprietà privata non è  un diritto assoluto.

Il Papa propone innanzitutto un paragone tra la società e la famiglia. «In una famiglia, se uno ha una difficoltà, anche grave, anche quando “se l’è cercata”, gli altri vengono in suo aiuto, lo sostengono; il suo dolore è di tutti. Mi viene alla mente - aggiunge a braccio - l'immagine di queste madri, spose, che ho visto in Buenos Aires facendo la coda nei giorni di visita per entrare in carcere per vedere il loro figlio o il loro sposo che non si è comportato bene. Ma non lo abbandonano, perché sono di casa».

«Non dovrebbe essere così anche nella società? E, tuttavia, le nostre relazioni sociali o il gioco politico, spesso si basano sulla competizione, sullo scarto. La mia posizione, la mia idea, il mio progetto sono rafforzati se sono in grado di battere l'altro, di impormi. Questo crea una cultura dello scarto che ha assunto una dimensione mondiale. È essere famiglia questo?».

Nelle famiglie, ha spiegato Bergoglio «tutti contribuiscono al progetto comune, tutti lavorano per il bene comune, ma senza annullare l’individuo; al contrario, lo sostengono, lo promuovono, si litiga, ma c'è qualcosa che non si muove, ed è il legame familiare... Se potessimo vedere l'avversario politico, il vicino di casa con gli stessi occhi con cui vediamo i bambini, le mogli o i mariti, i padri o le madri, che bello sarebbe! Amiamo la nostra società? Amiamo il nostro Paese, la comunità che stiamo cercando di costruire? La amiamo nei concetti discussi nel mondo delle idee? Sant'Ignazio - perdonate la citazione pubblicitaria - diceva negli Esercizi che l'amore di dimostra più nelle opere che nelle parole. Amiamo la società piuttosto con le opere che con le parole!».

Francesco, a partire dall'esperienza familiare, ha ricordato le esperienze che «si traducono in valori sociali essenziali: la gratuità, la solidarietà e la sussidiarietà. Per i genitori tutti i figli, anche se ciascuno ha la sua indole, sono ugualmente degni d’amore. Invece, quando il bambino si rifiuta di condividere quello che riceve gratuitamente da loro, rompe questa relazione. A volte - aggiunge a braccio il papa - domando ai bambini: se avete due caramelle e arriva un amico, che fate? Quasi tutti mi dicono: gliele do una. E io domando ancora: e se ne avete una sola? C'è chi mi dice: gliela do; chi mi dice: la dividiamo; chi mi dice: la rimetto in tasca... L'amore dei genitori aiuta il figlio ad uscire dal suo egoismo per imparare a vivere insieme agli altri, a rinunciare per aprirsi all’altro. Nell’ambito sociale questo significa che la gratuità non è un complemento ma un requisito necessario della giustizia».

«Quello che siamo e abbiamo ci è stato donato - ha ricordato il Papa - per metterlo al servizio degli altri, il nostro compito consiste nel farlo fruttificare in opere buone. I beni sono destinati a tutti, e per quanto uno ostenti la sua proprietà, pesa su di essi un’ipoteca sociale. Così si supera il concetto economico di giustizia, basato sul principio di compravendita, con il concetto di giustizia sociale, che difende il diritto fondamentale dell’individuo a una vita degna».

Bergoglio ha ricordato che lo «sfruttamento delle risorse naturali, così abbondanti in Ecuador, non deve ricercare il guadagno immediato». Ha richiamato il compito di custodire l'ambiente e le ricchezze naturali, accompagnati «oggi qui» dai «fratelli di popoli indigeni provenienti dall’Amazzonia ecuadoriana», uno dei luoghi che «richiedono una cura particolare a motivo della loro enorme importanza per l’ecosistema mondiale».

Francesco ha quindi detto che «l’Ecuador, come molte nazioni latinoamericane, sperimenta oggi profondi cambiamenti sociali e culturali, nuove sfide che richiedono la partecipazione di tutti i soggetti interessati. La migrazione, la concentrazione urbana, il consumismo, la crisi della famiglia, la disoccupazione, le sacche di povertà producono incertezze e tensioni che costituiscono una minaccia per la convivenza sociale». Ecco perché «le norme e le leggi, così come i progetti della comunità civile, devono cercare l’inclusione, per favorire spazi di dialogo, di incontro e quindi lasciare al ricordo doloroso qualunque tipo di repressione, il controllo illimitato e la sottrazione di libertà».

«La speranza di un futuro migliore - ha detto ancora Bergoglio - richiede di offrire reali opportunità ai cittadini, soprattutto ai giovani, creando occupazione, con una crescita economica che arrivi a tutti, e non rimanga nelle statistiche macroeconomiche, con uno sviluppo sostenibile che generi un tessuto sociale forte e ben coeso. La mancanza di lavoro è allarmante, nei Paesi europei c'è una disoccupazione del 40 per cento tra i giovani con meno di 25 anni... Non si pubblicano integralmente le statistiche sui suicidi dei giovani. Oggi se non si cura con la solidarietà questa cultura dello scarto... I primi a essere scartati sono i bambini, che non si fanno nascere, e ci sono Paesi a natalità zero».

Infine, Francesco ha spiegato che «il rispetto per l’altro che si apprende in famiglia, si traduce in ambito sociale nella sussidiarietà. Accettare che la nostra scelta non è necessariamente l'unica legittima è un sano esercizio di umiltà... Gli uomini, i gruppi hanno il diritto di compiere il loro cammino, anche se questo a volte porta a commettere errori. Nel rispetto della libertà, la società civile è chiamata a promuovere ogni persona e agente sociale così che possa assumere il proprio ruolo e contribuire con la propria specificità al bene comune». E il dialogo «è necessario, essenziale per arrivare alla verità, che non può essere imposta, ma cercata con sincerità e spirito critico. In una democrazia partecipativa, ciascuna delle forze sociali, i gruppi indigeni, gli afro-ecuadoriani, le donne, le aggregazioni civili e quanti lavorano per la collettività nei servizi pubblici, sono protagonisti essenziali in questo dialogo».

«Voi potreste chiedermi: Padre, perché parla tanto di questi temi? Semplicemente perché questa realtà e la risposta a questa realtà è nel cuore del Vangelo, è nel protocollo di Matteo 25 (il brano nel quale Gesù dice: tutte le volte che avete dato da mangiare e da bere a un povero, l'avete fatto a me ndr)».

 

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